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| Il Rosso Orvietano |
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Accanto al vino bianco non va tuttavia dimenticato il rosso d’Orvieto, che ebbe anch’esso una storia gloriosa e degna di essere raccontata.....
Accanto al vino bianco non va tuttavia dimenticato il rosso d’Orvieto, che ebbe anch’esso una storia gloriosa e degna di essere raccontata. Le registrazioni della Statuto della Colletta testimoniano che quello rosso rappresentava nel XIV secolo il 14% del totale del vino introdotto in città, nonostante la marcata predilezione per il bianco e la presenza di un rimanente 10% senza alcuna specificazione.
Il vino rosso era il naturale accompagnamento delle castagne arrosto; e per scaldarsi la gola c’era il “vino ferrato”, un corposo bicchiere di vino rosso con una stecca di cannella e dei chiodi di garofano, in cui si spegneva il manico della paletta, precedentemente messo ad arroventare sulla fiamma viva, che faceva incendiare il vino con fiammeggianti vapori bluastri. Sulle mense dei nobili e del clero il vino rosso si sposava invece splendidamente alla selvaggina, diffusa ed ordinaria pietanza di carne. Anche il vino liturgico fu rosso, dalle origini fino all’inizio del 1500, per tradizione antica, per migliore assimilazione al sangue del Signore e per la sua più facile reperibilità. Il vino bianco fu introdotto in chiesa soltanto successivamente per praticità e per non causare macchie sui paramenti dell’altare. Mentre in occidente, ormai da secoli, il vino liturgico è bianco, in tutto l’Oriente, è restata l’antica tradizione di un vino rosso in analogia al sangue del Redentore. Gli allegati alla relazione di Giorgio Garavini riportano dati relativi ai mosti prodotti nel circondario di Orvieto che rivelano come agli inizi del 900 (vendemmia 1912) nel comune di Castel Viscardo venisse prodotto Sangiovese così come ci fosse una produzione di uve rosse nell’Alto orvietano nei comuni di Fabro, Monteleone e Parrano. In tempi recenti, la diffusione e lo sviluppo qualitativo della produzione di uve rosse ha portato al riconoscimento dapprima della indicazione geografica tipica e successivamente della denominazione di origine controllata anche per i vini rossi prodotti nel territorio orvietano.
Vitigni principali: Aleatico, Cabernet franc, Cabernet Sauvignon, Canaiolo, Cilie-giolo, Merlot, Montepulciano, Pinot Nero e Sangiovese da soli o congiuntamente per almeno il 70% Vitigni secondari: Aleatico, Barbera, Cesanese comune, Colorino, Dolcetto, da soli o congiuntamente nella misura massima del 30% I vini DOC “Rosso Orvietano” o “ Orvietano Rosso” con la specificazione di uno dei vitigni principali devono essere ottenute dalle uve dei corrispondenti vitigni per almeno l’85%. La zona di produzione dei vini DOC “Rosso Orvietano” o “ Orvietano Rosso” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni di Allerona, Alviano, Baschi, Castel Giorgio, Castel Viscardo, Fabro, Ficulle, Guardea, Montecchio, Montegabbione, Monteleone d’Orvieto, Orvieto, Porano e San Venanzo. La produzione massima di uva per ettaro di coltura specializzata deve essere di 10 tonnellate. Il disciplinare, nello stabilire le caratteristiche al consumo indica per il “Rosso Orvietano” o “ Orvietano Rosso” un colore rosso rubino vivace intenso, talvolta con riflessi violacei, profumo vinoso intenso , talvolta erbaceo, sapore morbido, elegante, vellutato. L’Orvietano Rosso si accompagna a preparazioni di carni ed è servito a 15-17 °C, in un calice a ballon e può essere consumato fino a 4 anni dalla vendemmia. Le regole per una corretta conservazione di questi vini rossi sono poche: le bottiglie vanno tenute, coricate, in scaffalature di legno, perché questo materiale attutisce i colpi e le vibrazioni; devono essere conservate al buio, a temperatura costante fra 10 e 15°C e con un’umidità intorno al 70-75%, in modo che il tappo non si asciughi. Il metodo di produzione delle Doc Orvietano Rosso prevede la pigiatura delle uve, poi messe a fermentare e a macerare assieme alla vinaccia. Con la successiva svinatura, si separa la vinaccia dal mosto, e dopo l’affinamento e l’invecchiamento, il vino viene stabilizzato e imbottigliato. ![]() |
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