|

Lo zafferano è una spezia nota fin dalla preistoria , molte sono le controversie sull'esatta provenienza di questa pianta, ma è noto che dopo l'invasione araba della Spagna nel 961 a.C. e il conseguente dominio marittimo dei Saraceni vi fu un aumento notevole del suo uso in tutto il bacino del Mediterraneo. La Spagna capì rapidamente che lo zafferano sarebbe stato fonte di ricchezza e cercò di ottenere il monopolio della coltivazione. Si deve pertanto agli Arabi il mutamento nel corso del Medioevo del nome, da croco a zafferano. La parola deriva dal persiano "sahafaran", da "asfar" (giallo), passato nell'arabo "za'faran" e quindi nello spagnolo "azafran". Il giallo si riferisce al colore assunto dagli stimmi dopo la cottura Conosciuto anche in India, è citato nei Veda, tra i più antichi testi del brahamanesimo ed è ancora usato dai monaci buddisti per tingere le loro vesti. in Italia era conosciuto, sin dall' epoca romana e veniva utilizzato per cucinare la selvaggina e per preparare vini aromatici. Si dice che i cuochi che erano riusciti ad esaltare i cibi con lo zafferano fossero molto contesi fra le famiglie patrizie. Fin dall' antichità era noto non tanto perché utilizzato nell' arte culinaria ma soprattutto per le sue proprietà medicinali; difatti era considerato antispasmodico. Nel medioevo era simbolo di ricchezza: basta pensare che 500 grammi erano valutati al pari di un cavallo! Nel rinascimento era ritenuto quasi una panacea, infatti le sue proprietà benefiche aiutavano anche nella digestione.Il suo uso era vario: veniva usato per colorare le vesti, per preparare unguenti e profumi, per tingere le bende delle mummie egiziane. In Persia era ampiamente usato come afrodisiaco, si dichiarava che svegliasse addirittura il desiderio sessuale.
Come conservare lo zafferano Lo zafferano non deve mai rosolare, altrimenti perde tutte le sfumature del suo aroma. Peraltro è necessario lasciarlo in infusione: acqua, vino o brodo, per venti minuti circa prima di utilizzarlo, affinché liberi tutti i suoi principi essenziali. E' possibile farlo macerare nel burro fuso, in quanto la materia grassa fissa perfettamente i profumi.
Ma cosa è in realtà E' un fiore straordinario, classificato appunto come "Crocus Sativus" della famiglia delle iridacee di colore lilla chiaro o viola purpureo. Dentro la sua corolla si trovano tre filamenti rosso vivo-arancio che contengono una sostanza detta "crocina" che è quella che conferisce il colore giallo. I fiori vengono raccolti all'alba quando sono ancora chiusi. Gli stimmi vengono seccati al sole e durante questa operazione viene perso circa quattro quinti del peso originale. Da ogni fiore viene ricavata una quantità minima di spezia: per un chilo di zafferano occorrono 150.000 fiori, due mesi di lavoro. Questo spiega il costo sorprendentemente alto, ma per fortuna un pizzico di zafferano è sufficiente per conferire sapore e colore alle pietanze, grazie al suo profumo ed al suo gusto inebriante.
LO ZAFFERANO DI CITTÀ DELLA PIEVE
Circa vent’anni fa l’agronomo Dr. Alberto Viganò, impiantò nelle sue proprietà situate nel territorio pievese alcuni bulbi di zafferano provenienti dalla Spagna e precisamente dal territorio di Valencia. Da questa esperienza derivarono altre piccole coltivazioni condotte da alcuni coltivatori pievesi. Nel 2003 nasce il Consorzio che associa ad oggi 21 soci, tutti produttori di zafferano, le cui aziende ricadono nella zona di produzione dei comuni di Città della Pieve, Paciano, Panicale, Piegaro Castiglione del Lago (limitatamente al suo settore meridionale) Monteleone d'Orvieto e Montegabbione. Il Consorzio è stato costituito per la tutela dello Zafferano di Città della Pieve e si propone di distinguere, tutelare e promuovere la produzione ed il commercio salvaguardandone la tipicità e le caratteristiche peculiari. Il Consorzio si è dotato di un disciplinare di produzione a cui devono attenersi rigorosamente i produttori per potere utilizzare il marchio del Consorzio. Sono inoltre determinate le pratiche colturali e di produzione, con particolare attenzione a tecniche agronomiche eco-compatibili, le caratteristiche del prodotto e le norme di confezionamento. Lo zafferano di Città della Pieve viene commercializzato con il marchio “Il Croco di Pietro Perugino”.
Notizie stroriche: E' documentato dallo Statuto di Perugia del 1279, che a partire dal sec. XIII° lo zafferano si producesse in Umbria e quindi anche a Castel della Pieve. Nel contado perugino non era permesso agli stranieri seminare questa pianta, nominata come grocum ( croco ). Era una specie di protezionismo doganale operata dalle autorità della città dominante. Altra illustre testimonianza che avvenisse la raccolta dello zafferano proviene dagli Statuti della Gabella di Castel della Pieve (1537). I produttori pievesi dovevano dichiarare entro un giorno stabilito ( 8 novembre ) il loro quantitativo e necessariamente pagare l'imposta. Erano previste multe per coloro che non denunciavano onestamente e si invitavano tutti alla "spiata" sotto lauto compenso. In quello del 1539 si riporta la tassazione per coloro che intendano vendere o comprare zafferano nel mercato di Castel della Pieve. Negli Statuti del Danno Dato (1537), si elencano minuziosamente tutti i possibili danneggiamenti ai campi di zafferano con i relativi indennizzi al proprietario.
LO ZAFFERANO NELL'ORVIETANO
La Comunità Montana Monte Peglia e Selva di Meana, nell'ambito delle iniziative volte alla valorizzazione delle produzioni tipiche locali ha inteso reintrodurre una antica coltivazione caratteristica dell'area; quella dello zafferano. L'azione che vuole essere puramente dimostrativa e divulgativa delle tecniche di coltivazione e sulle possibilità di sviluppo di questa essenza,si è concretizzata impiantando 4.500 bulbi di crocus sativus L. in località Parco dei Setti Frati. Questa iridacea perenne veniva coltivata nella nostra zona fin dal 1500, come testimoniato dagli statuti del Comune di Allerona e di Parrano ( nei documenti, che risalgono alla seconda metà del XVI sec. , si parla di sanzioni per chi apporta danni alle coltivazioni di zafferano) e veniva utilizzata prevalentemente per finalità alimentari. |